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Title: Il blog di Rossella Rasulo
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Il blog di Rossella Rasulo
HomeFotografieSu di me
Anthropology is the study of humanity
Tue, November 30, 2010
Debranding me
La settimana scorsa mi è capitato spesso di ritrovarmi davanti al concetto di brand. I blog diventano brand. Il blogger stesso diventa un brand. Ed è vero. Per alcuni è così. Hanno un #8217;immagine da vendere e temo che questo meccanismo stia tentando di fagocitare anche me.
Ma più ci penso e più mi rendo conto che per essere un brand, per vendere quella immagine ci si ritrova a fingere di essere in un modo stabilito da altri mettendo da parte quello che si è. Non si può fare quello, non si può dire quell #8217;altro, bisogna preoccuparsi più di come si appare che di quello che si fa. Il lato umano viene cancellato e la cosa mi fa rabbrividire.
Beh, ecco, ho capito che a me di essere un brand non frega un bel niente. Tutto quello che potevo conquistare con un semplice blog l #8217;ho già conquistato grazie alle parole e alle emozioni, ma soprattutto restando sempre e comunque me stessa.
Quindi scelgo di restare una persona, una persona che si analizza, che tenta di migliorare, che prova a fare la cosa giusta, che non accetta le regole e che non si vende per presentare un prodotto.
Ho aperto questo blog sei anni fa solo ed esclusivamente per scrivere e per liberare la mia testa. Di certo non potevo immaginare come sarebbe diventata la rete o a cosa mi avrebbe portato tutto questo.
So solo che intendo concentrarmi su quello che mi ha portato qui. Di tutto il resto non voglio proprio saperne più niente.
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31 Comments #187;
Reflex
Mon, November 29, 2010
Me and my camera: auguri Nicky
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Words in progress
Deadline
Argh, la consegna si avvicina!
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9 Comments #187;
Anthropology is the study of humanity
Sun, November 28, 2010
Corso di Antropologia
Benvenuti alla prima lezione di antropologia di questo blog (sì, vedere Bones mi dà alla testa, è chiaro).
Iniziamo con due casi semplici semplici.
CASO A:
Donna, profilo volutamente anonimo in rete, mai vista in vita mia, scrive una cosa che suona più o meno così #8220;io la Rasulo l #8217;ammazzerei perché sta aiutando la Caruso, fermatemi perché ora vado lì e l #8217;ammazzo #8221; (Per chi non lo ricordasse ho scritto di Paola Caruso e del suo sciopero della fame, ma non mi pare di aver espresso la mia opinione a riguardo in rete o fuori dalla rete. Quello che pensavo l #8217;ho detto direttamente all #8217;interessata, a casa sua. Quel giorno Paola mi ha chiesto di scrivere sotto dettatura il #8220;Diario di uno sciopero #8221;, e io l #8217;ho fatto. Lei era davvero troppo debole per muoversi. Quel giorno le mie mani sono diventate le sue e io ho scritto esattamente quello che lei stessa mi ha chiesto di riportare. Non interpretavo, non tagliavo, non aggiungevo. Erano parole di Paola al 100%.)
Leggo sfortunatamente questa pesantissima affermazione e cosa faccio? Una guerra nucleare? No.
Incuriosita da tanto odio e livore le mando una mail. Nella mail uso lo stesso tono che ho letto nei miei confronti. Il risultato? Nessuna risposta, l #8217;unico accenno l #8217;ho letto poco fa nel suo tumblr. Lascia intendere che deve rispondere a una mail di una matta (me) che la minaccia praticamente dal nulla. E certo.
Caro Caso A, scusa se il fatto che tu stessi urlando a gran voce di volermi ammazzare mi ha dato da pensare. La prossima volta che deciderai di sfogare la tua rabbia in rete verrò direttamente a farmi uccidere così non dovrai preoccuparti di smaltire la tua posta in entrata.
CASO B:
Donna, profilo volutamente anonimo in rete, ma che ho visto a una festa durante la quale mi hanno detto il suo nome. Ieri scrive #8220;Devo dire che il fatto che abbia un portamento terribile e’ la cosa di cui mi vergognerei di meno, se fossi in lei. #8221; Si riferisce al video per Vanity Fair.
Sempre spinta da uno spirito di ricerca mi chiedo cosa io abbia mai fatto a questa donna per farla reagire in questo modo. Decido quindi di scriverle una mail chiedendole di spiegarmi il perché. Anche qui, una corrispondenza privata, in cui la ripago con lo stesso tono che lei stessa ha usato fino a quel momento nei miei confronti. E che cosa succede?
Che invece di rispondermi in privato scrive questo sul suo tumblr #8220;pubblico #8221; (lo stesso su cui ho letto la prima affermazione):
#8220;Gentile Rossella Rasulo,
La pregherei, qualora in futuro volesse rivolgermi nuovamente la Sua attenzione, di rivolgersi a me dandomi del Lei, poiché non ci conosciamo.
Non ho niente altro da dirLe, riguardo al video su cui ho riportato un commento, giacché lo riterrei tempo perso: le immagini parlano da sole. Quello che lei è e quello che lei fa è sotto agli occhi di tutti, e questo non può che valerle la mia disistima, in ogni campo io abbia avuto modo di valutare l’una e l’altra cosa. E’ un sentimento ampiamente condiviso, sebbene Lei preferisca pensare di essere perseguitata dalla cattiveria di poche persone, invece di avere l’umiltà di ammettere le sue debolezze, che tutti, in un modo e nell’altro, abbiamo.
Il fatto che Lei si rivolga a me chiamandomi per nome e cognome, lungi dallo spaventarmi o dal farmi ritenere che Lei abbia in qualche modo acquisito un qualche potere, avendo rimosso il velo di anonimato che ho scelto di indossare per la mia presenza in rete, mi conferma solo quanto sia triste la Sua vita, persa dietro queste cose. E mi conferma che Lei si circonda principalmente di persone che hanno della confidenza e della fiducia la più bassa considerazione. Del resto, trovo che questa sia la giusta condizione nella quale Lei debba trovarsi.
Aggiungo solo che quello che Lei ha fatto a casa di Paola Caruso #8211; Lei sa perfettamente a cosa alludo #8211; è qualcosa di così meschino e infantile che questo episodio da solo la dovrebbe spingere alla più profonda vergogna. Tuttavia mi rendo conto che, non avendone le capacità, non posso pretendere che capisca.
La saluto, non certo cordialmente.
(In risposta ad una mail ricevuta poco fa) #8221;
Cosa ne deduciamo cari i miei studenti?
Dal Caso A che scrivere a qualcuno che dice che ha tanta voglia di ammazzarvi è inutile perché non solo non capirà l #8217;esagerazione delle sue parole ma darà a voi dei pazzi.
Dal Caso B che riferirsi a una persona con il suo vero nome nella stessa mail a lei indirizzata è sbagliato anche se da quando siete piccoli vi hanno abituati a trattare le persone come #8230; indovinate un po #8217;? Persone! Cattiva abitudine. Cattiva Rossella, non farlo più, specie via mail, che maleducazione. Si capisce che usando un nome (che conoscono in mille e che non è più anonimo come lei stessa ammette) stai cercando di intimorirla e di umiliarla! La prossima volta un bel #8220;Ehi, tu #8221; e passa la paura.
Dalla somma dei casi invece impariamo che chiedere spiegazioni a qualcuno che urla e sbraita a casaccio in rete è del tutto inutile (quindi non fatelo mai miei cari padawan, lasciate che io sbagli e paghi per voi) e che usare lo stesso tono che vi hanno gentilmente riservato è scorretto. Molto scorretto. Non si sa perché ma lo è, fatevene una ragione. Loro sì, ma voi no, gne gne gne.
Vi aspetto per la prossima lezione di antropologia.
Andate in pace.
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Reflex
Wed, November 24, 2010
Me and my camera: Wien
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Reflecting
Tue, November 23, 2010
Let #8217;s fly away
Ogni volta che viaggio una parte di me viene stravolta. La mia anima si ribella, la pelle mi va stretta e i miei respiri non si accontentano più dell #8217;aria che hanno a disposizione. Ogni viaggio, da sempre, mi porta a piccole rivoluzioni e a ogni ritorno capisco cosa cambiare di me.
Più vado avanti e più mi rendo conto che la vita che vorrei non è impossibile. E #8217; sicuramente difficile da realizzare ma non è impossibile. In quella vita prenderei mia figlia e mio marito e li porterei a vedere il mondo, di città in città, di panorama in panorama, di tramonto in tramonto. E non potrei mai farlo da sola, come un tempo immaginavo, perché è attraverso i loro occhi che riesco a innamorarmi di quello che mi succede, di quello che vivo. In quella vita non ci sarebbero uffici in cui andare e orari da rispettare, ma ci sarebbe una casa, una bella grande, in cui tornare ogni volta, perché nonostante tutto non si potrebbe vivere senza un punto fermo.
E sapete cosa vi dico? Che ci proverò. Io voglio quella vita, sicuramente improbabile ma non impossibile, e non smetterò di tentare finché non l #8217;avrò. C #8217;è così tanto da vedere fuori di qui e così poco tempo per farlo e io non vorrei perderne ancora.
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8 Comments #187;
Reflex
Wed, November 17, 2010
Me and my camera
Ho una voglia di fare foto che mi si porta via. Fortuna che venerdì parto e vado via davvero.
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This time I ask you
Mon, November 15, 2010
Sirene
Ora vi chiedo di fermarvi un attimo e di immaginare con me.
Siete nel traffico da ore, chiusi nella vostra macchina, senza vie di fuga.
Avanzate di un metro ogni venti minuti. Siete nervosi e trovate che il mondo sia un posto bruttissimo.
Siete talmente stanchi che la luce degli stop della macchina davanti alla vostra vi ferisce gli occhi.
Ogni due per tre imprecate e non fate altro che sperare che la tortura finisca il prima possibile.
Ma ecco che qualcosa interrompe i vostri pensieri. Sentite una sirena in lontananza. Controllate i vostri specchietti, vi guardate intorno finché non vedete comparire nel vostro campo visivo il lampeggiante blu dell #8217;ambulanza che sta cercando di farsi spazio tra le macchine.
E #8217; in quel momento che i vostri pensieri svaniscono. In quel momento avete una sola cosa in mente: far passare l #8217;ambulanza.
Levare la vostra macchina di mezzo diventa un gesto spontaneo, una priorità. Non state lì a rifletterci. Vi levate e basta perché è giusto così. Non c #8217;è più spazio per il nervosismo, per il ritardo che state accumulando. C #8217;è l #8217;ambulanza. Punto.
Perché vi ho chiesto di immaginare questa situazione?
Per mostrarvi come a volte ognuno di noi si muova seguendo solo ed esclusivamente un senso di sopravvivenza collettiva.
Così, quando vengo a conoscenza del fatto che una donna che ho la fortuna di conoscere, una donna che non si è mai tirata indietro quando si è trattato di appoggiarmi, di ascoltarmi e di darmi coraggio, inizia uno sciopero della fame perché esasperata dal sistema, io mi lascio guidare dall #8217;istinto. Ecco che per me lei diventa l #8217;ambulanza, la sirena e altro ancora, e io mi sposto, dandole il mio appoggio, al di là delle sterili polemiche e delle ideologie, perché è giusto così. Qui si tratta di vita. Punto.
Prima di chiudere questa riflessione lasciatemi dire un #8217;ultima cosa, una che purtroppo penso sempre di più: siamo tutti un po #8217; esasperati dal sistema, ma invece di fare qualcosa per cambiarlo preferiamo diventare pomposi opinionisti del nulla. Siamo tutti bravissimi a dire la nostra, a far valere il nostro punto di vista sicuramente più giusto e più bello di quello degli altri. Perdiamo tempo ed energie a mostrare a tutti la nostra intelligenza, la nostra sagacia e la nostra meravigliosa furbizia. Eppure è proprio facendo così che ci dimentichiamo che urlando una superiorità che non ci appartiene, chiusi nell #8217;abitacolo della nostra macchina, rischiamo di non sentire più la sirena dell #8217;ambulanza.
(Per Paola.)
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Somewhere in my brain
Fri, November 12, 2010
Neurons aren #8217;t just electrically excitable cells
Una mattina qualsiasi in un angolo della Memoria.
- Ahia!
- Che c #8217;è?
- Mi hai fatto male!
- Ma come?
- Mi hai pestato un piede!
- Ehm #8230;
- Cosa?
- Non li abbiamo i piedi. Noi neuroni, ricordi? Noi no piedi.
- Ma come parli?
- In modo che tu capisca.
- Simpaticone oggi, eh? Mi ricordi perché siamo in questo posto buio?
- Stiamo cercando un vecchio documento e in questa parte del magazzino non c #8217;è luce.
- Grazie, questo lo sapevo anche io.
- E allora che vuoi?
- Sapere di che tipo di documento si tratti.
- E io che ne so? Qui ci hanno lasciato soltanto una sigla.
- Fa vedere. C33? Che cavolo di siglia è C33?
- Non ne ho idea. Comunque credo di aver trovato quello che cerchiamo. Aiutami.
- Ma #8230; è #8230; una bilancia?
- Sembra proprio una bilancia.
- Da quando in qua le bilance sono dei documenti? Non ci potevano dire #8220;andate a recuperare la bilancia? #8221;
- Lo sai che quelli della Direzione Centrale sono sempre stranissimi. Dai, torniamo indietro che quella ci aspetta.
- Sì, ma gliela consegni tu, io me ne torno a casa.
- Perché?
- Ci ho litigato.
- Hai litigato con la Coscienza?
- Storia lunga, poi ti spiego.
Dieci minuti dopo. Sede della Direzione Centrale.
- L #8217;avete trovata?
- Sì, eccola qui.
- Meno male. Ne avevo proprio bisogno. Ma dov #8217;è il tuo amichetto?
- Ehm, dunque #8230; al bagno.
- Al bagno? I neuroni vanno al bagno?
- Lasciamo stare. Posso farle una domanda?
- Certo, dimmi pure.
- Ma che significa C33?
- E #8217; un messaggio in codice per la tizia in cui viviamo.
- Sì, ok, ma a cosa serve?
- E #8217; semplicissimo: ogni volta che lei sta per addentare qualcosa che non deve mangiare compaio io con la bilancia in mano augurandole di mettere su 33 chili. Non lo trovi geniale?
- Mmm, sì, insomma. Ma perché proprio oggi?
- Ieri sera ha preparato i muffin con il miele e le mele.
- Ah. Allora si sbrighi, meglio non perdere tempo in chiacchiere.
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8 Comments #187;
Words in progress
Thu, November 11, 2010
Intervallo
Io vi avevo avvisato della radioattività della copertina del libro. Voi non mi date mai retta. Tsè!
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3 Comments #187;
Older Posts raquo;
Il mio romanzo
Il mio primo romanzo, "Ti voglio vivere", è uscito il 15 giugno in tutte le librerie.
Di cosa parla? E io mica ve lo posso dire, ma potete andare a sbirciare sul sito Molto sedotta e sempre abbandonata.
Foto
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volte, grazie.
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Ringraziamenti
Vorrei ringraziare:
- i miei cari lettori che mi seguono da anni e che tengono sempre le dita incrociate per me quando glielo chiedo;
- mio marito per essere esattamente così com'è. Lo ringrazio per tutto l'amore che mi dimostra ogni giorno. Questo posto è stato prima un'occasione per la nostra relazione e poi un qualcosa da condividere insieme. Qui ci sono io, c'è lui e c'è nostra figlia. E' un pezzo del nostro mondo.
La storia del blog
In breve: questo blog è nato l'11 settembre del 2004 in un momento in cui avrei voluto cambiare tutto nella mia vita. Scrivevo i miei pensieri uno dietro l'altro, divisi solo da tre puntini di sospensione. Allora come adesso non vuole essere un costante esercizio di stile. E' il mio modo di fare autoanalisi, un mio modo di ascoltarmi. Spesso è folle, ancora più spesso è indecifrabile. Ci sono deliri, sfoghi e quella parte di me che prova a restare ottimista, leggera e allegra. Qui non ci sono verità di vita, argomenti di attualità o articoli di moda, ma ci sono i miei ricordi, le mie riflessioni, i miei amori e le mie litigate. Ho sempre scritto le cose così come mi passavano per la testa, belle o brutte che fossero, poiché continuo a pensare che sia inutile provare ad analizzarsi quando non si è sinceri con se stessi. Dal 2004 a oggi il blog è cresciuto con me, è cambiato con me e prova a migliorare insieme a me. E' qui per ricordarmi che ho cambiato tutto e che sono in grado di farlo.
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